Risposte dirette alle domande che ogni imprenditore dovrebbe fare – e che spesso
nessuno gli fa.
La pianificazione fiscale è l’insieme di scelte legali che permettono di ridurre il carico fiscale pagando solo ciò che è dovuto – né di più, né di meno. Non è evasione: è conoscenza delle regole. Riguarda qualsiasi imprenditore, anche con fatturati contenuti. Spesso le PMI pagano più tasse del necessario semplicemente perché nessuno ha mai analizzato la loro
struttura.
Dipende dal reddito prodotto, dall’esposizione patrimoniale e dagli obiettivi futuri. In linea generale, quando il reddito supera una certa soglia o quando si vuole separare il patrimonio
personale da quello aziendale, la forma societaria diventa più conveniente – sia fiscalmente
che per la tutela del patrimonio. È una valutazione da fare caso per caso, con i numeri in
mano.
Le spese di sponsorizzazione sono deducibili come costi pubblicitari, ma l’Agenzia delle Entrate le guarda con attenzione. Devono essere documentate, proporzionate e inerenti all’attività. Se manca il contratto, la prova della visibilità ricevuta o la congruità dell’importo, il rischio di disconoscimento è alto. Non basta pagare: bisogna farlo in modo difendibile.
Le spese di sponsorizzazione sono deducibili come costi pubblicitari, ma l’Agenzia delle Entrate le guarda con attenzione. Devono essere documentate, proporzionate e inerenti all’attività. Se manca il contratto, la prova della visibilità ricevuta o la congruità dell’importo, il rischio di disconoscimento è alto. Non basta pagare: bisogna farlo in modo difendibile.
Il controllo di gestione è il sistema con cui un’azienda monitora in tempo reale costi, ricavi, margini e liquidità – per prendere decisioni basate sui dati e non sull’istinto. Non è uno strumento solo per le grandi aziende: una PMI che conosce il proprio margine di contribuzione per prodotto o cliente ha un vantaggio competitivo reale. Il problema è che quasi nessuno lo insegna agli imprenditori.
L’utile è quello che resta dopo aver sottratto tutti i costi – fissi e variabili – dai ricavi. Il margine di contribuzione è più utile operativamente: misura quanto ogni prodotto, servizio o cliente contribuisce a coprire i costi fissi. Un’azienda può avere utile positivo ma margini di contribuzione negativi su alcuni prodotti – e non saperlo. Capire questa differenza cambia le decisioni.
La banca analizza la centrale rischi, gli indici di bilancio (liquidità, solidità, redditività), il cash flow e la coerenza tra il profilo dichiarato e i movimenti di conto. Guarda anche la storia dei rapporti bancari: ritardi, sconfinamenti, utilizzo degli affidamenti. Molte aziende scoprono il proprio rating solo quando chiedono credito – che è tardi. Monitorarlo prima è la scelta giusta.
Il rating MCC (Mediocredito Centrale) è un punteggio che misura l’affidabilità creditizia di un’impresa integrando dati di bilancio e andamentali (centrale rischi, comportamento bancario). Influenza l’accesso al credito garantito dallo Stato. Si migliora lavorando su più fronti: solidità patrimoniale, puntualità nei pagamenti, corretto utilizzo degli affidamenti e qualità del bilancio. Non è un numero fisso: si costruisce nel tempo.
Una holding è una società che detiene partecipazioni in altre società. Permette di accentrare il controllo, ottimizzare la fiscalità sui dividendi (participation exemption), proteggere il patrimonio personale e pianificare il passaggio generazionale. Conviene quando si gestiscono più società o si vuole separare la proprietà dalla gestione operativa. Non è uno strumento per ricchi: è uno strumento per chi vuole costruire qualcosa di solido.
La tutela patrimoniale si costruisce con strumenti legali: la scelta della forma giuridica (la SRL limita la responsabilità al capitale conferito), l’uso della holding per separare gli asset dalla società operativa, i fondi patrimoniali e i vincoli di destinazione. Non è qualcosa da fare in emergenza: va pianificata prima che i problemi arrivino. Dopo è spesso tardi.
Un business plan è la traduzione in numeri degli obiettivi strategici di un’azienda: ricavi attesi, struttura dei costi, fabbisogno finanziario, punto di pareggio e piano di rientro degli investimenti. La banca lo legge per valutare l’affidabilità del progetto — ma il suo valore reale è per l’imprenditore: costruirlo bene significa capire se l’idea è economicamente sostenibile prima di impegnare risorse. Un imprenditore senza business plan naviga senza rotta. Con il business plan, sa dove deve arrivare e quando.
“Consiglio questo studio non solo per il Dott. Rocco Di Terlizzi, persona capace e molto professionale, ma anche per i suoi collaboratori molto affidabili, professionali e molto simpatici. Inoltre instaurano un rapporto di fiducia con il cliente. Ogni collaboratore è capace di consigliarti al meglio per ogni richiesta. Senza dubbio lo proporrei ad ogni azienda che vuole crescere sul mercato.“
CEO, Azienda Manifatturiera
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CEO, Azienda Manifatturiera
“Molto più che uno studio associato! È stata una fortuna per me e dico davvero, essermi affidato al dott. Di Terlizzi e al suo staff, avendo da poco aperto un’azienda e quindi non essendo molto esperto nel mondo del commercio, ho avuto modo di apprendere nel modo giusto le diverse opzioni per gestire la mia attività. Staff che gode di un altissima etica professionale e soprattutto morale, lo consiglio vivamente….”
CEO, Azienda Manifatturiera