FAQ

Domande frequenti

Risposte dirette alle domande che ogni imprenditore dovrebbe fare – e che spesso
nessuno gli fa.

FISCO

Cos'è la pianificazione fiscale e perché non riguarda solo le grandi aziende?

La pianificazione fiscale è l’insieme di scelte legali che permettono di ridurre il carico fiscale pagando solo ciò che è dovuto – né di più, né di meno. Non è evasione: è conoscenza delle regole. Riguarda qualsiasi imprenditore, anche con fatturati contenuti. Spesso le PMI pagano più tasse del necessario semplicemente perché nessuno ha mai analizzato la loro
struttura.

Dipende dal reddito prodotto, dall’esposizione patrimoniale e dagli obiettivi futuri. In linea generale, quando il reddito supera una certa soglia o quando si vuole separare il patrimonio
personale da quello aziendale, la forma societaria diventa più conveniente – sia fiscalmente
che per la tutela del patrimonio. È una valutazione da fare caso per caso, con i numeri in
mano.

Le spese di sponsorizzazione sono deducibili come costi pubblicitari, ma l’Agenzia delle Entrate le guarda con attenzione. Devono essere documentate, proporzionate e inerenti all’attività. Se manca il contratto, la prova della visibilità ricevuta o la congruità dell’importo, il rischio di disconoscimento è alto. Non basta pagare: bisogna farlo in modo difendibile.

Le spese di sponsorizzazione sono deducibili come costi pubblicitari, ma l’Agenzia delle Entrate le guarda con attenzione. Devono essere documentate, proporzionate e inerenti all’attività. Se manca il contratto, la prova della visibilità ricevuta o la congruità dell’importo, il rischio di disconoscimento è alto. Non basta pagare: bisogna farlo in modo difendibile.

FINANZA & CONTROLLO DI GESTIONE

Cos'è il controllo di gestione e perché serve anche alle PMI?

Il controllo di gestione è il sistema con cui un’azienda monitora in tempo reale costi, ricavi, margini e liquidità – per prendere decisioni basate sui dati e non sull’istinto. Non è uno strumento solo per le grandi aziende: una PMI che conosce il proprio margine di contribuzione per prodotto o cliente ha un vantaggio competitivo reale. Il problema è che quasi nessuno lo insegna agli imprenditori.

L’utile è quello che resta dopo aver sottratto tutti i costi – fissi e variabili – dai ricavi. Il margine di contribuzione è più utile operativamente: misura quanto ogni prodotto, servizio o cliente contribuisce a coprire i costi fissi. Un’azienda può avere utile positivo ma margini di contribuzione negativi su alcuni prodotti – e non saperlo. Capire questa differenza cambia le decisioni.

La banca analizza la centrale rischi, gli indici di bilancio (liquidità, solidità, redditività), il cash flow e la coerenza tra il profilo dichiarato e i movimenti di conto. Guarda anche la storia dei rapporti bancari: ritardi, sconfinamenti, utilizzo degli affidamenti. Molte aziende scoprono il proprio rating solo quando chiedono credito – che è tardi. Monitorarlo prima è la scelta giusta.

Il rating MCC (Mediocredito Centrale) è un punteggio che misura l’affidabilità creditizia di un’impresa integrando dati di bilancio e andamentali (centrale rischi, comportamento bancario). Influenza l’accesso al credito garantito dallo Stato. Si migliora lavorando su più fronti: solidità patrimoniale, puntualità nei pagamenti, corretto utilizzo degli affidamenti e qualità del bilancio. Non è un numero fisso: si costruisce nel tempo.

Il punto di pareggio — o Break Even Point — è il fatturato minimo che un’azienda deve raggiungere per coprire tutti i costi, senza guadagnare né perdere. Sotto quella soglia si accumula una perdita ogni giorno. Conoscerlo significa sapere quando si inizia davvero a guadagnare, quante unità vendere, e se la struttura dei costi fissi è sostenibile. È il primo numero che ogni imprenditore dovrebbe avere in testa ogni mattina.
È uno dei paradossi più comuni nelle PMI: l’utile in bilancio c’è, ma il conto corrente è sempre in tensione. Succede quando i clienti pagano tardi, le scorte immobilizzano cassa, o i finanziamenti non sono allineati ai flussi reali. Il problema non è la redditività — è il capitale circolante. Un’analisi del cash flow aziendale permette di identificare dove la cassa “sparisce” e intervenire prima che diventi un’emergenza bancaria.

FUTURO & STRUTTURE AZIENDALI

Cos'è una holding e quando conviene costituirla?

Una holding è una società che detiene partecipazioni in altre società. Permette di accentrare il controllo, ottimizzare la fiscalità sui dividendi (participation exemption), proteggere il patrimonio personale e pianificare il passaggio generazionale. Conviene quando si gestiscono più società o si vuole separare la proprietà dalla gestione operativa. Non è uno strumento per ricchi: è uno strumento per chi vuole costruire qualcosa di solido.

La tutela patrimoniale si costruisce con strumenti legali: la scelta della forma giuridica (la SRL limita la responsabilità al capitale conferito), l’uso della holding per separare gli asset dalla società operativa, i fondi patrimoniali e i vincoli di destinazione. Non è qualcosa da fare in emergenza: va pianificata prima che i problemi arrivino. Dopo è spesso tardi.

Un business plan è la traduzione in numeri degli obiettivi strategici di un’azienda: ricavi attesi, struttura dei costi, fabbisogno finanziario, punto di pareggio e piano di rientro degli investimenti. La banca lo legge per valutare l’affidabilità del progetto — ma il suo valore reale è per l’imprenditore: costruirlo bene significa capire se l’idea è economicamente sostenibile prima di impegnare risorse. Un imprenditore senza business plan naviga senza rotta. Con il business plan, sa dove deve arrivare e quando.

Il budget è un piano operativo annuale: stabilisce obiettivi di fatturato, costi e margini per i 12 mesi successivi ed è strumento di controllo mensile. Il business plan è uno strumento strategico con orizzonte pluriennale (3–5 anni): descrive il modello di business, le ipotesi di mercato e la sostenibilità finanziaria del progetto nel tempo. Il budget dice “come arrivo a fine anno”. Il business plan dice “dove sarà l’azienda tra tre anni e come ci arrivo”. Servono entrambi, a scale diverse.
Prima di aprire un’attività, prima di chiedere un finanziamento, prima di fare un investimento significativo, prima di entrare in un nuovo mercato — e ogni volta che l’azienda cambia direzione. Non è un documento da fare “una volta e archiviare”: va aggiornato quando cambiano i numeri o gli obiettivi. Il momento sbagliato per farlo è uno solo: quando la banca lo chiede con urgenza e si è già in difficoltà.

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Domenico G.

CEO, Azienda Manifatturiera

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Francesco D.

CEO, Azienda Manifatturiera

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Roberto S.

CEO, Azienda Manifatturiera